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martedì 23 ottobre 2018

Bello per errore...


Qualche giorno fa ho fatto un esperimento di tintura naturale e il risultato mi piace proprio tanto! Anche se ho fatto degli errori grandi grandi.
Ma con ordine, cosa è successo?
Avevo un vestito estivo di cotone (era bianco!) che volevo colorare un po'. Allora l'ho tinto di rosso in un bagno colore con radici di robbia (che crescono nel mio giardino). Il risultato era carino ma anche un pochino "noioso", tutto rosso, non ero ancora contenta...
Allora ho deciso di fare una seconda tintura, questa volta con le bucce di melograno che di solito tingono di giallo. Fra una tintura e l'altra ho fatto dei nodi un po' "selvatici" (nel senso: grossolani, senza sistema e progetto preciso) nel vestito. Così ho creato una specie di "riserva" dove il colore del melograno non poteva arrivare. E dopo un'oretta di cottura... ecco il risultato:

Sembrano tante esplosioni, vero?! Mi piace, ma non è assolutamente quello che mi aspettavo. Pensavo di creare un arancione scuro scuro dove melograno e robbia si uniscono. Invece... il melograno ha neutralizzato il rosso della robbia dove il tessuto era libro nel secondo bagno colore. Solo al interno dei nodi il rosso è "sopravvissuto". Ho chiesto spiegazioni alle amiche in un gruppo in Facebook, un gruppo dedicato proprio alle tinture naturali. Ecco cosa mi ha spiegato Alice (che studia chimica alla facoltà di farmacia):

"Il melograno contiene oltre ai pigmenti colorati dei tannini e dei componenti molto acidi (....). La Robbia invece fa da base, ha una componente differente che reagisce in dissolvenza con gli acidi, infatti non va in accordo ne con aceto ne con limone o con pH molto elevati... Quindi, le due sostanze assieme reagiscono e quella più acida dissolve la basica. Il risultato è che dove hai fatto i nodi il melograno non è penetrato del tutto e la reazione non è avvenuta completamente, mentre dove il tessuto era libero il melograno ha mangiato la Robbia dando quel colore che vedi."


Interessante, vero?! Poi alla mia domanda di spiegarmi anche quei "bordi" scuri tra robbia e melograno Alice mi ha risposto questo:

"Il pigmento credo si sia depositato li, all'altezza del nodo... E essendosi arrestata la reazione li si sono ossidati i pigmenti dell'uno e dell'altro... Credo..."

In ogni caso: il mio vestito ex-bianco adesso ha dei colori interessanti. E' diventato sicuramente un pezzo unico ... anche se per errore :-)


martedì 20 ottobre 2015

Corso eco-printing (3): bagno colore cocciniglia



Ultima puntata del mio racconto sul mini-corso che abbiamo fatto 10 giorni fa da Marisa (per le prime due puntate cliccate qua e qua).

Il terzo "esperimento" fatto quel giorno era il bagno colore. La tecnica del bagno colore è un po' "di moda" ultimamente tra gli amanti del eco-printing, perché aggiunge - oltre alle impronte delle piante - anche un colore al tessuto, quasi una specie di sottofondo. Si può fare con diverse sostanze (naturali) per creare diversi colori. Marisa per noi aveva scelto il rosso carminio che si ottiene con il bagno colore cocciniglia.

La cocciniglia è un insetto non molto amato (per non dire peggio:) dagli agricoltori/ortolani/giardinieri, perché un parassita abbastanza dannoso per le piante (leggete le info ad esempio qui su Wikipedia).

In Messico però, e credo anche in altri paesi latino-americani, la cocciniglia del carminio viene persino allevata, su grandi piante di cactus (fichi d'india). Perché questo insetto contiene un colorante naturale che viene usato nella tintura dei tessuti ma anche e forse soprattutto nell'industria alimentare (dove è noto come E 120)


Nella foto qui sopra vedete una bustina di cocciniglie essiccate che Marisa ha ricevuto da un'amica argentina. Di solito, in commercio in Italia, si trova soltanto l'estratto alcolico di cocciniglia oppure la polvere di cocciniglia.

Bene. Noi abbiamo preparato il nostro "fagotto". Il mio era fatto con uno scampolo di cotone mordenzato sul quale ho poggiato 2 fiorellini e diverse foglie (quercia, vite, rovo, prugna e scotano) e anche un pezzo di radice di robbia.


Questa volta non ho aggiunto cotone-barriera. Ho semplicemente piegato a metà il tessuto, l'ho arrotolato intorno ad un legno e legato stretto stretto. Niente ferro questa volta nel "brodo di cottura", ma una manciatina di cocciniglie secche.



L'acqua nella pentola è diventata scura scura, quasi nera (purtroppo non ho fatto la foto). E anche quando, dopo un'ora di bollitura, abbiamo tirato fuori i nostri fagotti, l'acqua di risciacquo si è tinta di rosso carminio subito (vedi sopra).
Devo dire la verità, vedendo i fagotti così colorati ero un po' preoccupata. Temevo che anche dentro non si vedesse altro che il colore lasciato dalle cocciniglie. E invece....



.... solo i bordi e la parte della legatura, cioè quelle parti della stoffa a diretto contatto con l'acqua colorata, hanno preso il rosso carminio. Dentro invece la stoffa è rimasta quasi bianca e ci sono delle impronte belle e anche nitide.


Qui sopra il risultato sulla tela che avete visto nella foto pre-stampa. E di seguito il secondo tentativo (eh sì, questa volta non sono riuscita a fermarmi subito:)

 
Alla fine, dopo il risciacquo con acqua pulita, abbiamo messo i nostri teli appena tinti/stampati sullo stendino di Marisa:


E a casa, lavati con sapone di Marsiglia, asciugati e stirati, adesso si presentano così:


Non male direi, molto "di effetto" con questo rosso luminoso sui bordi.
Ma per essere sincera: Io preferisco le tele con i colori più "autunnali" che sono venuti fuori con la tecnica lino+ferro e lana+ferro.
Voi cosa dite?